L’olio di palma: è davvero così dannoso? Sicuramente da qualche anno fa discutere: lo troviamo spesso nascosto sotto la voce “grasso vegetale non idrogenato”, ma da dicembre 2014, la normativa europea obbligherà l’indicazione in etichetta di tutti i singoli oli presenti nell’alimento e, dunque, anche la dicitura esplicita “olio di palma”.
Si tratta di un olio vegetale ricavato dalla polpa dei frutti di palma. In Europa, è solitamente venduto e consumato nella sua forma raffinata per cui la maggior parte di carotenoidi e vitamina E vengono persi.
L’olio di palma è l’unico grasso vegetale naturalmente solido a temperatura ambiente. Questa sua proprietà gli permette di contribuire al gusto, alla stabilità termica, alla resistenza all’ossidazione, alla consistenza e alla morbidezza del prodotto alimentare nel quale è usato. Per questo motivo, e per l’interessante costo, è divenuto molto usato: lo troviamo infatti in moltissimi prodotti industriali da forno come dolci, biscotti, merendine.
Inoltre viene usato in sostituzione degli oli vegetali parzialmente idrogenati, e dunque fonte di acidi grassi trans dannosi per la salute (mentre l’olio di palma non contiene grassi trans).
Ma perché, allora, fa tanto discutere?
La polemica relativa all’olio di palma riguarda la sua alta concentrazione in grassi saturi: il 50% dei grassi contenuti nell’olio di palma è infatti rappresentato dai saturi.
Questa percentuale è sicuramente alta se la rapportiamo ad un altro olio vegetale comunemente usato in Italia, come l’ olio extravergine d’oliva, dove i grassi saturi sono soltanto il 14%.
Però, se consideriamo altri grassi che trovano lo stesso impiego dell’olio di palma, la percentuale di saturi diventa, in confronto, più bassa: il burro, ad esempio, contiene il 66% di grassi saturi.
Com’è noto sia i grassi saturi che quelli trans possono alzare i livelli di LDL (ovvero il “colesterolo cattivo”). Tuttavia, a differenza dei grassi saturi, i grassi trans possono anche portare a una diminuzione dell’ HDL (il “colesterolo buono”) e a un innalzamento dei livelli di trigliceridi nel sangue, entrambi associati ad aumento del rischio di malattie cardiovascolari.
Per cui, da un punto di vista nutrizionale, l’alto contenuto di grassi saturi giustifica senz’altro un consumo moderato dell’olio di palma (così come del burro del resto).
Considerando poi i prodotti in cui viene principalmente usato, più che demonizzare l’olio di palma in sé andrebbe forse demonizzato un uso eccessivo dei prodotti da forno industriale (come merendine e biscotti) in cui l’olio di palma è contenuto. Tuttavia va considerato che una demonizzazione dell’olio di palma e un suo possibile divieto di utilizzo potrebbe avere conseguenze negative in primis sulla fornitura mondiale del cibo, dal momento che la sostituzione dell’olio di palma con altri oli vegetali o grassi animali richiederebbe l’uso di maggiori acri di terreno per ottenere tonnellaggi equivalenti, con effetti controproducenti per l’ambiente.
Se poi consideriamo che la coltivazione della palma da olio è in grado di generare ricavi elevati e stabili nei Paesi in via di sviluppo che lo producono (Indonesia e Malesia principalmente) è facile immaginarne le conseguenze sull’economia.
(Fonte EUFIC http://www.eufic.org/)

 

[cml_media_alt id='1518']Cinzia Scarcelli - 7[/cml_media_alt]

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